LE NOSTRE PRODUZIONI

“FANTASMI VIVI E MORTI” di C. Izzo, regia di C. Izzo 

 

con (in o.a.)

 dalila dell'amura

 Luca di capua

 francesca fedeli

 cristian izzo

 alessandro langellotti

 

 

Due atti unici, due squarci di realtà che poi tanto realtà non è. Un viaggio tra paradossi e surrealismo, sospeso a mezz’aria, tra vivi non troppo vivi e morti non troppo morti! Il primo atto “Milioni di sogni”, è una commedia classica, fresca e briosa , un moderno vaudeville, dai ritmi velocissimi e continui capovolgimenti: protagonista è Ernesto, un accanito giocatore di cavalli, disposto a qualsiasi azione e a qualsiasi compromesso, per fuggire ai creditori ed alla ex moglie; attraverso varie peripezie, il nostro “non eroe”, che ricorda per alcuni tratti “l’inetto” di Svevo, riuscirà a mettere in atto, la sua ultima, strampalata scommessa.
Più originale, nei temi e nella drammaturgia, invece, è  “Sala operatoria”: costruito su atmosfere cupe , ma non tristi e su un meccanismo comico, più di parola, che di azione, al fine di favorire, attraverso una dialettica accattivante, la comprensione del controverso e toccante finale: cosa vuol dire oggi “finire”, in “Sala Operatoria”?
Ho voluto, in questo spettacolo, sottolineare quanto sia stretto, teatralmente , il collegamento tra la drammaturgia passata, da cui bisogna attingere con rispetto, e la proiezione verso un tipo di drammaturgia più moderna , che si basa però sugli stessi meccanismi comici di sempre : da Plauto, a Molière , a Scarpetta , a Salemme, i meccanismi comici, espressi in maniera diversa, si basano sugli stessi concetti. “Fantasmi vivi e morti!”, vuole attraverso la risata, lasciare vari spunti a chi lo guarda: su tutti, l’intelligenza di capire che bisogna avere paura più dei vivi, che sono troppo morti, per fare il bene, piuttosto che dei morti, che sono troppo vivi, per fare il male: molto spesso, la lotta tra i vincitori e i vinti, tra i “vivi”, in senso di impegno  umano, e “morti” in senso di menefreghismo e disinteresse per la situazione critica che ci circonda, porta i vinti in preponderante posizione, i “morti”,  al comando di “vivi”, che non possono far sentire la loro voce.

                                                                                                                                                                                                        Cristian Izzo

 

 durata: 75 min.

 

 

“NON E’ IL SOLITO RECITAL” di C.Izzo, regia C.Izzo

 

con (in o.a.)

Martina Amato

Marianna Amenta

Carmen Bruno

Luca di Capua

Manuela Esposito

Francesca Fedeli

Federica Genovese

Cristian Izzo

Alessandro Langellotti

Vincenzo Lettieri

Lorenza Sabatino

 

corpo di ballo (in o.a.) 

Martina Amato

Rosa Boccia

Carmen Bruno

Michela Cannavale

Palma Celentano

Anna Gargiulo

Federica Genovese

 

“ A’ rivolta della monnezza, contro l’umanità!”:quale, tra le frasi di questo spettacolo, rappresenta meglio di questa , il significato, l’intento e l’impegno culturale e civile, di questo testo. Un’ immondizia dal valore umano troppo grande, per stare in un cassonetto, un’umanità troppo piccola e troppo povera, rappresentata da macellai e prostitute, per vivere degnamente in questo mondo: due maschere, a guidare una rivoluzione, che viene ed è filtrata da voci antiche, da carta straccia, che è comunque carta straccia di penne illustri, e che non ha seguito, perché, come dice il personaggio cardine dello spettacolo : “ Non si capiscono!”. Un popolo che ha bisogno di anime forti che lo guidino, e le trova in quello che ultimamente è il suo nemico numero uno: l’immondizia! Oltre all’ovvia riflessione sul problema dei rifiuti, di sicuro interesse nell’ambito civile, sociale, turistico, ambientale e culturale, la riflessione che sorge spontanea, dev’essere un’altra: perché le anime guida, di un popolo incapace di ribellarsi a chi ogni giorno ne macella e vende i sogni, vanno cercate nel passato, a costo anche di cercare nell’immondizia? C’è davvero, questo alone incancellabile, bozzettistico ed oleografico, di un passato certamente meraviglioso, ma che resta passato e che non permette l’avanzare verso nuove forme di cultura, di comunicazione e verso autori sicuramente diversi, ma potenzialmente di uguale grandezza dei precedenti?? Da questa domanda nasce “ Non è il solito recital”, dalla speranza di poter attingere alla grandezza del passato, per puntare ad una rivoluzione che conduca ad un futuro di uguale splendore. Il tentativo, forse azzardato, sicuramente ambizioso, è di non tralasciare nessuna delle componenti che incidono sulla nostra mentalità, provando così a togliere alla nostra terra e a noi, che tanto la amiamo, quel vittimismo stereotipato di chi dice “siamo napoletani!”, per etichettare la nostra pigrizia come punizione voluta dal fato e non come nostra responsabilità.

                                                                                                                                                                                                                 Ctistian Izzo

 

durata:90 min.

 

 

“ULTIMA FERMATA: chi è di scena?” di C.Izzo, regia C. Izzo.

 

con (in o.a.)

cristian izzo

alessandro langellotti

maia salvato

 

 

 

 

 

 

Siamo durante la Seconda Guerra Mondiale ed una voce da un altoparlante , ci annuncia che è in partenza un treno da Napoli carico di varia umanità e di “femminielli, assai femminielli”, in realtà è un carro di ebrei che saranno deportati chissà dove e chissà perché; con loro ci sono Michele e Michele, due fratelli autistici, che coltivano il loro sogno di diventare attori teatrali.
Il pretesto è assolutamente giustificabile e dà la possibilità a Cristian Izzo di mostrare tutte le sue qualità autorali. Il regista saccheggia saggiamente gran parte del repertorio Eduardiano e Vivianesco per riscriverlo e riadattarlo alle sue esigenze drammaturgiche.La cassa, unico elemento scenico, diventa tutto: l'autore/regista, con una semplice soluzione, fa ruotare tutto intorno a quella cassa, che diventa qualsiasi cosa, addirittura la mamma che interpreta e diventa - teatro nel teatro - tutti i personaggi femminili della prova non ne uscirà mai: è e sarà sempre anche lei un oggetto scenico. Il materiale utilizzato, rimaneggiato, strumentalizzato diventa così un materiale a sé stante e l'operazione risulta riuscitissima.
Cristian Izzo e Alessandro Langellotti sono degli interpreti formidabili, il primo saggiamente più colto e scafato, il secondo, intriso di qualità mimiche molto duttil,i ci ricorda un po’ i fratelli De Filippo alle prese con il loro Teatro Umoristico. A completare il cast è la bravissima Laura Amalfi, che riesce a trasformarsi e a cambiare con un semplice cambio di intenzione. La sua Dorotea è da antologia e se la cava anche con la struggente ninna nanna finale.Il Teatro è risolutore di ogni cosa, anche per chi è consapevole di andare incontro alla morte.
                                                                                                  Mario Di Calo

 

durata: 75 min.

 

 

 

“IL PAESE DEGLI EROI” di A.Atte e C.Izzo regia Atte/Izzo

 

 

 

 

con (in o.a.)

antonio atte

cristian izzo

 

con la straordinaria partecipazione in video di 

               Francesco Paolantoni

 

 

Lo spettacolo è una satira sulla crisi economica..una crisi che viene vista come un alibi da parte di 2 scansafatiche / nullafacenti che pensano di essere chissà chi: uno scrittore in erba Tony (Atte) che ha scritto un romanzo strampalato,dalla trama improponibile ... e poi c'è Frank (Izzo) un fattorino di una pizzeria che, viene licenziato per "alcuni giorni" di assenza dal lavoro.

Entrambi attribuiscono i loro insuccessi alla crisi e alla situazione economica nera, finchè ad un certo punto c'è la svolta: la crisi finisce e col boom economico i due iniziano ad avere grosse opportunità lavorative (Frank comincia a lavorare in una fabbrica di tonno in scatola, Tony trova un editore interessato al suo romanzo) e ... in questo momento si trovano davanti all'ammissione della loro incapacità ...insomma loro che si sono viste da sempre come persone straordinarie, come "EROI" adesso devono accettare i propri limiti e quindi si inventano una crisi al contrario che poi si vedrà nel corso dello spettacolo. pensando che dopo tutto, con la crisi, non si stava poi così tanto male.

                                                                                                                                                                                                                 Antonio Atte

durata: 60 min.

 

 

“EUROPEANS”- di C.Izzo regia C. Izzo.

 

 

 

con 

Cristian Izzo

 

 

 

 

 

 

Nato come “Lezione Spettacolare”, commissionata e patrocinata dalla “Università Degli Studi Federico II” di Napoli e dal “Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali”, con il fine di raccontare e spiegare a chi di Napoli ha solo sentito parlare, o ha visto ben poco, la parte sommersa dell’immenso Iceberg culturale di questa città. Si decise di mostrare a ragazzi e docenti da tutto il mondo (Colombia, Indonesia, Arabia, Cina, Giappone e gran parte dell’Europa) non solo le origini europee della cultura napoletana, ma soprattutto le origini napoletane, della cultura e soprattutto del teatro Europeo moderno. Come? Attraverso un vero e proprio spettacolo, che racconti un viaggio: o, per dirla tutta, il viaggio! Il viaggio continuo, che la cultura fa’, da quando è nato il Mondo: non c’è cultura senza confronto, senza apertura degli orizzonti: la cultura è un viaggio, l’ignoranza è una fermata. Come tutti gli uomini di cultura, anche Tiberio Fiorilli, il più grande “Scaramouche” che la Commedia dell’Arte italiana ricordi, partì da Napoli, con la sua compagnia di comici, per approdare in Francia, alla corte di Luigi XIV: quello che Tiberio non sapeva, è che lì in Francia, avrebbe incontrato un ragazzino di 21 anni, che avrebbe spinto in palcoscenico e di cui sarebbe diventato maestro. Quel ragazzino, divenne il grande Moliere. Questo è lo spunto da cui si parte, per poi mostrare in che modo, il teatro napoletano abbia “colonizzato” l’Europa, per poi tornare a Napoli e smentendo ogni visione bozzettistica e oleografica che noi napoletani, da sempre peggiori nemici di noi stessi, abbiamo attribuito alla nostra cultura, spacciandola per provinciale folclore. Lo spettacolo ed il suo autore, hanno ricevuto una “Menzione ad Honorem, per la ricerca storica, linguistica e culturale e per la egregia messa in scena artistica” sia dal comitato Italiano che Francese del CUEBC e dalla “Federico II” e sarà rappresentato nella sede Francese dello stesso, in Febbraio 2014.

 

 

“DEVOLUTION REVOLUTION”- di C.Izzo regia C.Izzo.

 

con (in o.a.)

Ginevra Amita

Fabio Casano

Loredana Cirillo

Mauro de Fusco

Vera de Simone

Luigi Ferraris

Imma Galasso

Cristian Izzo

Alessandro Langellotti

Vincenzo Messina

Raffaele Tommasino

 

Uno spettacolo leggero, di grandissima dignità . Molto spesso queste due parole non riescono a congiungersi, nella descrizione di un allestimento : possibile , che non si possa più fare un tipo di teatro, facilmente fruibile allo spettatore, che però lasci un graffio, un forte segno emotivo nello spettatore? La volontà è quella di non arrendersi a questa tendenza, o più in generale , di non arrendersi alle tendenze: alla tendenza di chi vuol rinchiudere la nostra cultura ed il nostro teatro, in un ristretto panorama folcloristico e provinciale, piuttosto che rispettarlo e valorizzarlo, evidenziandone le chiare caratteristiche che lo qualificano tra i più interessanti ed importanti a livello europeo e mondiale.
Alla tendenza di chi risponde a questa offesa con banalità quali "tienimme 'o mare e 'o sole!", " 'o napulitano è bello accussì !" , perpetrando uno stereotipo legato all'iconografia cinematografica di primo novecento, che è poi diventato stemma e marchio a fuoco, sulla pelle di intere generazioni.
" Sto cca' pe' dicere , ca ogni civiltà fà 'o tiempo suoio e quanno tocca l'apice, adda scennere ... Me piace pensa', ca avimme tuccato 'a parta cchiu vascia d''a parabola e mo', putimmo sulo saglì, ma saccio ca nun è accussì !"
Ecco il tentativo, storicizzare un periodo buio come questo, perché se è vero che "historia magistra vitae", forse possiamo intuire come risalire la china, o almeno, quanto questa sia lontana.
                                                                                                                 Cristian Izzo

 

durata: 90 min.

 

“POTEVA SCRIVERLA CHIUNQUE”- di Cristian Izzo, regia Cristian Izzo.

 

 

 

con (in o.a.)

Ginevra Amita

Mauro de Fusco

Carmine de Simone

Vera de Simone 

Cristian Izzo

Alessandro Langellotti

Raffaele Stile

 

 

Lo spazio scenico diviso in due: da un lato,l'oscura setta del "N.O.I." si adopera nel suo intento di annientare qualsiasi libero pensiero, nell'intento di controllare e gestire la città di Megalomia, mentre si trova a fronteggiare qualcosa di inaspettato: il successo di una commedia che chiunque avrebbe potuto scrivere, perchè giudicata da loro ( come qualsiasi cosa non sia fatta da loro) banale, squallida e brutta, pur senza averla mai vista o letta e senza conoscerne neanche il titolo. Dall'altro, la tv ufficiale di Megalomia, che vomita prodotti abominevoli e di cattivo gusto e mette in mostra alcuni tra i personaggi mostruosi che hanno contribuito alla costruzione della mentalità miope, che il "N.O.I" si preoccupa di preservare. Involontariamente però e per un tempo brevissimo, ci mostra anche una piccola reazione studentesca, che però ha poco successo, alla mediocrità dilagante. Tutto sembra procedere per il meglio, per la setta, che ha appena catturato un altro libero pensatore, ma nel grigio della loro nebbia, anche una fiammella può far crollare il piano, il problema è trovare qualcuno che la accenda.
Ho provato a creare una continuità nel contenuto e nel messaggio, con "Non è il solito recital" e "Devolution/Revolution": la lotta continua e la rivoluzione pensosa, pensata e libera, anche se spesso isolata e sterile, contro i meccanismi e i personaggi che "macellano" la nostra identità culturale, la nostra curiosità di ricercare e di studiare e di scoprire e di sapere, invogliando una pigrizia atavica, che ci ha portato alla situazione di degrado socio-artistico-culturale, in cui il nostro paese, ahimè, versa.
Ancora una volta, il teatro come "bomba", come arma e la cultura come rivoluzione, andando stavolta ad interrogare i vincitori e non i vinti: infatti, i protagonisti di questo spettacolo, non sono i rivoluzionari dei due precedenti, ma proprio una setta di macellai,atta a prevenire qualsiasi pensiero rivoluzionario, coadiuvata dal tubo catodico, mezzo che molto spesso ( lungi da me demonizzarlo), sembra preoccuparsi più di scendere al livello di chi è più pigro, lasciando fuori quelli più curiosi, non preoccupandosi invece di portare alla crescita, seppur lentamente e costantemente, i suoi fruitori. Uno spettacolo di denuncia, si spera; di satira, si augura. In ogni caso uno spettacolo leggero, tra il comico e il grottesco, che strizza l'occhio al "teatro dell'assurdo" di Beckett e Ionesco, provando a fare da specchio alla nostra, quantomeno controversa, società.

                                                                                                                                                                                                              Cristian Izzo

 

durata: 80 min.